Remo Brindisi

31 Gennaio 2015
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Corriere dei Lidi - Febbraio 1992 INTERVISTA A REMO BRINDISI AL LIDO DI SPINAdi Arnaldo Felletti

Articolo tratto da: Corriere dei lidi

Affidiamo alla storia civile e alla storia dell'arte una pagina importante uscita da un'intervista al maestro Remo Brindisi realizzata il 9 gennaio '92. Un atto di coraggio e insieme di fede di un Artista il quale ha creduto, e crede ancora, nel grande ruolo dell'Arte nella difficile promozione umana delle popolazioni della nostra zona. Non trovo più Spina come luogo qualificante per il territorio e per me stesso. Purtroppo noto qualche degrado nell'ambiente che mi addolora. Degrado ambientale, produttivo, culturale.

Del resto non si registrano sintomi di ripresa per cui bisogna mettere riparo alla situazione attraverso il cambiamento degli uomini che sovrintendono l'amministrazione. Da quando sono a Spina, sono quasi 25 anni, non è nato piu nulla, (dai tempi della Izar né pubblico né privato). Il privato, al più si è fatto la casa ma non sono nati alberghi, attrezzature sportive, culturali: è una zona completamente arretrata, completamente ferma.


D. Allora, il Museo, in questo contesto, cosa significa, una testimonianza di fede in questa zona, un atto d'orgoglio di una persona volitiva, un atto di fede nella cultura? Che cos'è questo Museo?
R. lo ho messo il Museo qui in un contesto ambientale e urbanistico che aveva ideato la Izar. Qui a Spina doveva esserci il Centro dello Sport, della cultura e del turismo. Non è avvenuto, non si è avverato. Anzi, il porticciolo turistico, che doveva essere fatto a Spina, lo faranno al lido degli Estensi. Facendolo, tutti gli alberghi, che avrebbero dovuto essere costruiti qui, saranno là.
D. Che cosa vede nel futuro, per questo Museo?
R. Spostando tutto al Lido degli Estensi vuol dire che al Museo non si interessano tutti quanti.
D. Quindi non vede un gran futuro per il Museo?
R. Per il Museo no. II Museo è amato dagli amatori, da coloro che lo apprezzano: quelli che vengono da tutto il mondo, l'apprezzano. Qui nessuno.
D. Qui, però, quest'estate si è vista una folla di gente venire per il cinema: Veniva per godere dell'ospitalità in casa Brindisi? È un nuovo vivere attraverso il cinema?
R. L'iniziativa ha portato gente, questo è sicuro. I film che riguardano il Delta hanno suscitato curiosità.
D. Non si potrebbero attuare iniziative anche d'inverno in modo che il Museo diventi un Museo per tutto l'anno e non diventi come un bagno sulla spiaggia?
R. Alcune autorità locali sono state ostili al Museo. Sono state contro la vita e l'espansione del Museo. Anche la calunnia non è stata risparmiata. E certe cose portano alla chiusura, alla fine.
D. Che futuro prevede, per questo Museo?
R. II futuro è quello che ha in se stesso: le opere d'arte. Ci sarà un catalogo, ci saranno delle manifestazioni. Sarà come uno dei tanti musei che ci sono nelle varie città. Chi vuole venire a visitarlo, verrà.
D. Qui, il Museo, è in un luogo che porta un nome di eccezionale valore storico, i cui reperti sono stati scoperti dopo 2000 anni. Ritiene che occorra molto tempo per scoprire e
comprendere il valore di queste opere contemporanee?
R. Se si dovesse scoprire ora quello che qui c'è -a tutti noto- offenderemmo i comacchiesi. L'arte moderna da tanto tempo è scoperta.
D. Lo rifarebbe il Museo?
R. Certo che lo rifarei.
D. E i motivi che lo animarono allora sono sempre gli stessi?
R. Sì, sono gli stessi: un servizio alla cultura. Questo è il principio che può muovere un uomo a fare. In Italia, manca il Museo dei giovani. Questo potrebbe essere un buon motivo per muoversi verso questa direzione.
D. Ma in tanti anni di servizio, non ha già creato una resa invisibile, di cultura, di emozioni?
R. Si, questa, in parte è una consolazione. Ho fatto anche il Museo di arte sacra dando un aspetto nuovo, come impostazione, museale. L'arte sacra, come interesse culturale dell'artista. L'arte sacra per l'artista è la sua scelta estetica che si accoppia, si unisce al sacro. Io ho fatto questo Museo inedito in Italia, nuovo, ma qui nessuno ha capito. Neanche la Chiesa.
D. Allora tutto il suo lavoro è affogato nella palude?
R. Io ho ancora speranza. Bisogna rimuovere le posizioni stagnanti. Ho speranza ancora in qualcuno.
D. Qual è il fascino che suscitano il lei le diverse stagioni qui a Spina?
R. Purtroppo questo è un terriorio che non si fa visitare, non si fa conoscere, non si fa vivere.
D. Quali opere sono nate qui oltre la celebre ³Futura?²
R. Sì, Futura è un quadro che ha segnato un momento importante del mio lavoro.
D. Tutte le opere dei grandi maestri che sono qui ospitati cosa le dicono nei momenti di solitudine, di silenzio, di riposo qui a Spina?
R. Mi hanno sempre parlato nel tempo, da quando ero giovane. Questi artisti hanno creato me.
D. Oggi rivive con questi artisti la vicenda umana e la vicenda artistica attraverso le opere?
R. Ci vuole qualcuno che risponda alle domande. E qui i quadri che noi facciamo non hanno risposta. Non c'è gente, non c'è l'uomo. Non c'è il dialogo. Quando ho fatto il Museo ho fatto anche un'opera d'arte architettonica. Lo stesso concepimento. e stato una grande rilevazione per l'uomo.
È nato nella nostra epoca di cui ha tutte le stimmate: come architettura, come spazio, come collocamento delle opere, come bellezza estetica. Le persone che vengono da Parigi, dalle grandi città, si meravigliano e affermano: questo noi non l'abbiamo. Quindi i segni dell'epoca sono i segni che percorrono i tempi.
D. Cosa chiede al '92?
R. Chiedo la pace, la fine degli eccidi nel mondo. Bisogna rinforzare e fare nuove istituzioni internazionali.
D. Qual'é il suo messaggio di speranza?
R. Che nasca qualcosa di veramente nuovo. Spero che ci siano alcuni uomini che creino una nuova storia dell'umanità.

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